La storia

Learco Antenore Giuseppe Guerra,  ciclista su strada, pistard e dirigente sportivo italiano.

Iniziò la propria attività agonistica in età abbastanza avanzata. Fino ai 25 anni lavorò come muratore assieme al padre e giocava a calcio in una squadra del paese.

A credere nelle sue doti atletiche fu l'amico Gino Ghirardini che gli fece credere di aver ottenuto per lui una bicicletta e la maglia ufficiale dalla Maino. Con quella prima bicicletta da corsa partecipa alla Milano-Sanremo. In quella gara tutti i componenti della squadra Maino si ritirarono, mentre Guerra giunse 17º. Papà Maino volle sapere chi fosse il ciclista che correva con i suoi colori senza essere della squadra e così si venne a sapere che non vi era stata alcuna donazione e che bici e maglia erano state acquistate e pagate  dall'amico Ghirardini. Il significato di quella prestazione, ottenuta con una vecchia bici e per di più da pista e non da strada, non sfuggì agli occhi esperti del "Patron" Maino e del suo consigliere Costante Girardengo. Guerra fu preso in squadra, in funzione anti-Binda, passando professionista a 27 anni e riuscendo a togliersi comunque diverse soddisfazioni.

Professionista dal 1928 al 1944.


Fu il primo ad indossare, in assoluto, la maglia rosa: istituita nel 1931, quale simbolo del primato in classifica e del giornale che organizzava la corsa (La Gazzetta dello Sport), venne indossata dal campione mantovano, vincitore della tappa inaugurale del diciannovesimo Giro d'Italia, la Milano-Mantova. 

Complessivamente al Giro d'Italia si impose 31 volte, preceduto nel computo delle vittorie di tappa solamente da Cipollini e da Binda. Il suo primo titolo italiano lo conquistò in pista a Carpi nella corsa a punti (1929) così come il suo ultimo campionato italiano nel 1942 al Velodromo Vigorelli di Milano nella corsa dietro motori a 40 anni. Il suo palmarès comprende 86 vittorie totali (compresa una Sei giorni su pista) e fino agli anni settanta il suo record di vittorie in una stagione agonistica rimase imbattuto.

Campione mondiale nel 1931, vinse la Milano-Sanremo del 1933 e i giri di Lombardia e d'Italia del 1934. 

I suoi anni migliori furono quelli dal 1929 al 1934, tra le file della Maino:in queste stagioni vinse cinque Campionati italiani su strada consecutivamente, dal 1930 al 1934, i Campionati del mondo su strada del 1931 a Copenaghen, nell'unica edizione disputata a cronometro su 172 chilometri di percorso (li coprì alla media di 35,136 km/h), la Milano-Sanremo del 1933 e il Giro d'Italia 1934, aggiudicandosi ben dieci tappe.Giunse peraltro due volte secondo al Tour de France ed anche in altre due edizioni del campionato del mondo.

Formidabile passista, forte anche nelle volate in virtù del fisico possente, benché poco propenso alle salite, fu soprannominato da Emilio Colombo, direttore della Gazzetta dello Sport tra gli anni 1920 e 1930, Locomotiva umana. 

Rivale dell’epoca fu Alfredo Binda, suo coetaneo. 

Appesa la bicicletta al chiodo, dopo essere stato il primo commissario tecnico della nazionale del dopoguerra, intraprese la strada del direttore sportivo con ottimi risultati. Dall'ammiraglia guidò, per esempio, Hugo Koblet, Carlo Clerici e Charly Gaul, con i quali vinse quattro Giri d'Italia. I suoi ultimi corridori furono Vittorio Adorni e Gianni Motta, già opzionato per il passaggio al professionismo ma che non fece in tempo a dirigere. 

Morì prematuramente a  Milano, 7 febbraio 1963


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